|
Nel dopoguerra, la lunga vertenza giudiziaria che contrappose lo Stato italiano e i Savoia per la proprietà del complesso comportò un'assoluta carenza di opere di manutenzione e un generale degrado che, in anni recenti, ha richiesto importanti interventi di ripristino. Se da un lato, eliminate le colture in serra e i giardini a fiori, la natura ha ripreso il sopravvento in un diffuso stato di abbandono, dall'altro tutto ciò ha favorito lo sviluppo della vegetazione e il territorio è diventato un rifugio per alcune specie animali che, proprio all'interno del complesso, hanno trovato il loro habitat (scoiattoli, volpi, tassi, lepri nane, arvicole, ecc.). Il parco costituisce inoltre un'oasi eccezionale per la nidificazione e la crescita di molte specie di uccelli, tra le quali colonie di aironi cinerini, cicogne, anatre, gazze, nibbi bruni, poiane, lodolai, colombelle, picchi e fringuelli.
Molti sono gli alberi monumentali presenti, in particolare gli imponenti platani, alcuni dei quali piantumati alla fine del Settecento, all'epoca di Giuseppina di Lorena. Notevoli sono anche le querce farnie, i carpini, gli olmi, i faggi e gli ippocastani. Accanto a queste varietà arboree, si trovano alcune specie esotiche presenti qui in esemplari unici: zelcova, ginkgobiloba, libocedro, tasso, albero di giuda, solo per citarne alcune. Per quanto riguarda la flora, si trovano molteplici specie tipiche del bosco planiziale e della campagna circostante.La disposizione generale del parco è quella carloalbertina, tenuto conto delle trasformazioni avvenute nel corso degli ultimi 150 anni, quali la formazione del giardino cintato attorno alla cascina gotica, verso la fine del XIX secolo, o l'abbattimento delle scuderie.
Oggi gli ampi spazi della Margaria , come le stalle o le scuderie, vengono utilizzati con funzione di spazio espositivo per mostre e altre manifestazioni culturali; al centro del parco, nella scuderia dei cavallini - costruita nei primi anni del Novecento per ospitare i pony dei principini - è stata aperta una caffetteria, luogo di ristoro per i turisti; un altro bar è situato presso la Margaria.
La dacia russa accoglie la biblioteca del parco, con una raccolta di libri di storia locale, romanzi brevi, fiabe e fumetti, che i visitatori possono prendere in prestito per trascorrere qualche ora leggendo all'ombra dei grandi alberi.
Oltre alla Margaria e alle serre , in località "Le Verne", si trovano altri edifici minori e luoghi storici del parco che ancor oggi si possono ammirare passeggiando: l' eremitaggio settecentesco, utilizzato poi da Carlo Alberto con funzione di ghiacciaia; la fagianaia per colombi e fagiani; la darsena con le barche per le gite sui canali e sul lago; la casa del gufo reale ; la stele commemorativa di Werther, cagnolino prediletto della principessa Giuseppina di Lorena; l' isola del tempio , che si forma fra uno dei grandi canali ed il lago, sulle cui rive si trovano le rovine del tempio dorico e la grotta di mago Merlino ; il lago ottocentesco, in cui si specchia la torre costruita dal Bonsignore, diventata oggi posto privilegiato per l'osservazione degli uccelli; la palazzina svizzera all'ingresso est e il cinile all'ingresso ovest.
Il parco sorprende in ogni periodo dell'anno per la maestosità dello scenario, la straordinaria estensione, le infinite prospettive, le luci, i suoni, i profumi che si susseguono nel ciclo ritmato della natura. In primavera, quando il parco si risveglia, il sottobosco si copre di un tappeto di fiori variopinti e le foglie degli alberi in germoglio assumono svariate tonalità di verde, rivelando tutta la ricchezza delle specie presenti.
In estate, la chioma rigogliosa degli alberi esalta lungo i viali l'architettura grandiosa dei singoli esemplari o dell'intera composizione. In autunno, i boschetti si trasformano in una suggestiva tavolozza cromatica, con infinite sfumature dal giallo al rosso. Anche d'inverno, quando la nebbia confonde i tratti del paesaggio e la galaverna disegna un ricamo sulla trama dei rami spogli, l'impatto resta straordinario e il silenzio colpisce profondamente.
|