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Primogenito di Carlo Alberto di Savoia-Carignano e di Maria Teresa d'Asburgo-Lorena, Vittorio Emanuele sia fisicamente che per temperamento era molto lontano dai suoi genitori, tanto da alimentare il sospetto di una sostituzione di bambini avvenuta dopo un incidente nella villa di Poggio Imperiale (Firenze) quando era ancora piccolo. Il padre era pallido, molto alto, magrissimo, colto, intelligente, timido e pudico. Vittorio era basso, tarchiato, rubizzo, socievole, espansivo, intellettualmente poco dotato e più incline alla vita militare, all'equitazione, alla caccia, alla natura e ai viaggi, che non agli studi e agli affari di stato.
Egli era un 'uomo del popolo': amava divertirsi allegramente in compagnia, combattere e cacciare; era molto sensibile alla cucina delle Langhe, ai vini e al fascino femminile. Ebbe infatti molte amanti: la più famosa fu Rosa Vercellana, la 'bela Rosin', da lui nominata Contessa di Mirafiori e sposata morganaticamente gli ultimi anni della sua vita.
Dopo la battaglia di Novara e l'abdicazione di Carlo Alberto (23 marzo 1849) si ritrovò improvvisamente sul trono di Sardegna in un momento molto difficile per il regno, e nell'impossibilità di continuare la guerra firmò l'armistizio di Vignale con il maresciallo austriaco Radetzky.
Nel novembre 1852 affidò la presidenza del consiglio a Camillo Benso conte di Cavour. I rapporti di Vittorio Emanuele II con il primo ministro non furono sempre cordiali, ma il re seguì (non senza contrasti e tensioni) la politica del Cavour, nel desiderio di restaurare la fama del suo esercito e il regno. Appoggiò la guerra in Crimea (1855) e l'alleanza con la Francia, per la seconda guerra d'indipendenza. Egli volle, infatti, proseguire la politica espansionistica dei suoi avi, muovendo guerra contro l'Austria nell'aprile del 1859. Grazie alla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi l'influenza dello Stato sabaudo si estese al regno delle Due Sicilie e il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II fu acclamato dal parlamento subalpino primo re d'Italia. Nel 1865, la capitale fu spostata da Torino a Firenze e in seguito alla conquista di Roma fu trasferita in questa città. Qui, però, il re si trovava a disagio e pertanto non soggiornava mai al Quirinale, preferendo ritirarsi in una residenza più modesta con la moglie morganatica Rosa Vercellana.
Nel 1876 la Destra Storica fu battuta al voto e il sovrano affidò il governo alla Sinistra con a capo Depretis. Il 9 gennaio 1878 morì a Roma. Vittorio Emanuele II, fu "rivoluzionario e conservatore, impulsivo e diplomatico, autoritario e costituzionale". Egli è stato soprannominato 'Re galantuomo' perché accettò la monarchia costituzionale (pur essendo di idee reazionarie) e rispettò le decisioni dei suoi ministri anche quando non era d'accordo, nonché 'Padre della Patria' poiché durante il suo regno si compì l'unificazione d'Italia.
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