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È mancata il 16 marzo 2010, all’età di 58 anni, l’architetto Mirella Macera, direttore del Castello e del Parco di Racconigi, direttore dei giardini di Palazzo Reale di Torino, dei restauri della Cappella della Sindone di Torino e dei giardini della Reggia di Venaria. E’ stata una donna straordinaria, di immensa cultura, che ha dedicato la vita alla professione, ed in particolare a Racconigi, luogo per il quale ha sempre nutrito un amore infinito. Solo grazie alla sua determinazione e alla sua forte volontà, il castello e il parco sono stati in questi anni quasi interamente restaurati e aperti al pubblico, con una media di duecentomila visitatori annui.
L’architetto Macera amava Racconigi in modo appassionato. Pur non essendovi nata vi aveva stabilito la propria residenza, aveva intuito lo spirito del luogo, allo stesso tempo il luogo si è sempre svelato a lei in modo speciale. Dai primi tentativi per le aperture delle sale del castello alla grande scommessa delle mostre invernali: c’era in lei quell’amore che aveva conquistato con la stessa intensità re e regine dei secoli passati. Ricorderemo la sua inesauribile energia, le interminabili giornate di lavoro. Ricorderemo la sua cultura, la sua forza, la sua allegria, il suo non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, il suo arrivo in ufficio la mattina, sempre carica di carte, le sue belle cene con i carciofi alla romana: nel salotto del Casino del Cacio al fondo del parco, si sono avvicendati in questi anni gli esponenti del mondo politico e culturale piemontese.
Fino agli ultimi giorni di vita, nonostante la malattia avesse ormai raggiunto una fase avanzata, ha lavorato con i “suoi ragazzi”. Aveva saputo circondarsi di giovani collaboratori nei vari ambiti di competenza, e con loro condivideva la redazione dei progetti di restauro e di valorizzazione a medio e lungo termine. Sentiva, forte, l’esigenza di formare professionalità e di lasciare un’eredità gestionale in cui continuità e innovazione, rispetto e sfida, formassero un tutt’uno.
Non è un caso, quindi, che sul sito ufficiale del Castello di Racconigi vi sia una pagina intitolata: per i giovani. Vi si afferma, con giusto orgoglio, che: “i restauri e la valorizzazione di questi ultimi anni sono la quarta grande fase della storia di Racconigi, dopo il ‘6, il ‘7 e l'800”. E vi si invitano le nuove generazioni a sentirsi parte della “modernità” di questa Residenza: ciò che significa a viverla, non solo a visitarla.
È grazie a questa impostazione che Racconigi è diventata esempio per tutte le residenze sabaude: l’architetto Macera riuscì ad intuire tanti anni fa la chiave di lettura con cui raccontare il castello: così, dopo essere stato per secoli dimora di principi e re, Racconigi è oggi un moderno Museo - Residenza, in cui il pubblico (e soprattutto i racconigesi, suoi concittadini adottivi) hanno la possibilità di entrare in un luogo della storia ma, anche, di godervi svaghi, mostre, spettacoli, intrattenimenti, stagioni musicali. Tutto nello spirito di un luogo la cui “quarta fase” resterà per sempre legato alla figura della sua “direttrice”. Ricorderemo tutto quello che ha fatto in questi anni che hanno portato il castello e il parco ad essere tra le residenze più amate e visitate del Piemonte. Ma soprattutto ricorderemo tutto ciò che di importante voleva ancora fare per Racconigi. Aveva un grande sogno racconigese: un moderno museo residenza gestito dall’Azienda della Real Casa, progetti frutto di anni di studi, conoscenze, approfondimenti che verranno portati avanti con orgoglio da tutti i suoi collaboratori.
L’architetto Macera lascia la figlia Elisa Madaro, cui vanno le più sentite condoglianze. La camera ardente sarà allestita nel Salone d’Ercole del Castello di Racconigi giovedì 18 marzo.
Il saluto dei "suoi ragazzi"
E’ stata una donna straordinaria, di immensa cultura, che ha dedicato la vita alla professione, ed in particolare a Racconigi, luogo per il quale ha sempre nutrito un amore infinito.
L’architetto Macera amava il castello e il parco in modo appassionato. Pur non essendovi nata vi aveva stabilito la propria residenza, aveva intuito lo spirito del luogo, allo stesso tempo il luogo si è sempre svelato a lei in modo speciale. Dai primi tentativi per le aperture delle sale del castello alla grande scommessa delle mostre invernali: c’era in lei quell’amore che aveva conquistato con la stessa intensità re e regine dei secoli passati.
La sua inesauribile energia, le sue interminabili giornate di lavoro, che spesso ci hanno portato a chiederci, come riuscisse a fare così tanto, ci saranno di esempio per sempre. Ricorderemo la sua cultura, la sua forza, la sua allegria, il suo non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, il suo arrivo in ufficio la mattina, sempre carica di carte, le sue belle cene con i carciofi alla romana nel salotto del Casino del Cacio, al fondo del parco, e poi quelle interminabili chiacchierate, fatte la sera, accompagnate da un buon bicchiere di vino.
L’architetto Macera riuscì ad intuire tanti anni fa la chiave di lettura con cui raccontare il castello: così, dopo essere stato per secoli dimora di principi e re, Racconigi è oggi un moderno Museo - Residenza, in cui si ha la possibilità di entrare in un luogo di storia, ma anche di svago. Dopo il ‘600, il ‘700 e l'800”, sarà tutto il lavoro fatto in questi anni, dai restauri alla valorizzazione, a rappresentare la quarta grande fase della storia di Racconigi. L’architetto Macera, amava circondarsi di giovani e invitava le nuove generazioni a sentirsi parte della modernità di questa residenza: per viverla, non solo per visitarla. La quarta fase del Castello di Racconigi resterà per sempre legato alla figura della sua direttrice.
Di lei ricorderemo tutto il lavoro fatto in tanti anni di direzione, che hanno portato il castello e il parco ad essere tra le residenze più amate e visitate del Piemonte. Ma soprattutto ricorderemo tutto ciò che di importante lei voleva ancora fare per Racconigi, e non solo, anche per il restauro della Sindone, per i giardini di Palazzo Reale e della Reggia di Venaria.
Lei architetto, sentiva, forte, l’esigenza di formare professionalità e di lasciare un’eredità gestionale in cui continuità e innovazione, rispetto e sfida, formassero un tutt’uno.
Così in tutti questi anni ci ha insegnato il metodo, e ci ha lasciato in custodia il sogno. Il suo sogno racconigese: un moderno museo residenza, funzionante come l’Azienda della Real Casa, progetto frutto di anni di studi, conoscenze, approfondimenti.
Tutto ciò che abbiamo realizzato in questi anni, tutto ciò che siamo oggi, lo dobbiamo a lei, e per lei continueremo a lavorare al sogno racconigese.
Grazie di cuore architetto, per tutto quello che ci ha insegnato e per tutto quello che ha fatto per noi.
I suoi ragazzi
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