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Memorie del Sacro nelle collezioni del Castello di Racconigi
Da un'idea di Mirella Macera a cura di Rossana Vitiello
L'esposizione è aperta, grazie alla collaborazione dei volontari della Croce Rossa Italiana – sezione Racconigi, il sabato e la domenica dal 17 aprile al 30 maggio 2010, dalle 10.00 alle 19.00 . L'accesso ai locali espositivi è compreso nel biglietto d'ingresso del castello.
La mostra, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, nasce da un'idea dell'architetto Mirella Macera: raccoglie intorno al tema del "sacro" un nucleo di opere delle collezioni del Castello provenienti dai depositi e dagli ambienti attualmente non aperti al pubblico.
Dipinti, argenti, e manufatti tessili sono esposti nelle sale adiacenti alla cappella della Residenza come in uno scrigno prezioso, per riportare alla memoria l'importanza e la ricchezza di un patrimonio in parte ancora sconosciuto. Dai depositi del Castello sono infatti emersi importanti dipinti che, grazie al restauro e agli approfondimenti effettuati, figurano oggi nel percorso di visita accanto ad opere in attesa di essere studiate e ad alter già note e apprezzate dal pubblico in occasione di precedenti esposizioni.
La mostra si apre con una sezione dedicata al nucleo di opere - disegni, dipinti, ricami e incisioni - relative al tema della Sindone , idealmente collegata all'ostensione del "Sacro Sudario" nel Duomo di Torino nei mesi di aprile e maggio. Tra i dipinti di soggetto sindonico figurano nelle sale della mostra, rientrate dopo un lungo prestito alla Reggia di Venaria, la celebre Veduta della Piazza Castello in occasione della ostensione della SS. Sindone di Pieter Bolckmann del 1686 , e la tela attribuita a Giacomo e Giovanni Casella con la Sindone sorretta dalla Madonna con San Giovanni Battista e San Francesco databile intorno alla metà del XVII secolo . La sezione successiva raccoglie una serie dipinti dedicati al tema della Passione di Cristo tra cui un' interessante copia antica della Pietà Artaria di Bramantino recuperata dai depositi del Castello e presentata dopo un accurato restauro. Apre la sezione legata al tema della Sacra Famiglia la grande tela realizzata nel 1659 da Jean Miel, proveniente dal Palazzo Reale di Torino, che ritorna a presentarsi al pubblico insieme ad altri quadri da stanza. Una sala particolare è stata riservata alla vera e propria scoperta della mostra: il dipinto raffigurante Gesù tra i Dottori del Tempio riconosciuto come opera di Giovan Battista Beinaschi , pittore piemontese attivo a Roma e Napoli nel secondo Seicento. Il dipinto, conservato nei depositi occultato da una velinatura da prima del 1951, è "tornato alla luce" grazie al lavoro di collaborazione con il Centro per la Conservazione e il Restauro La Venarla Reale di cui, in questa sede, si presentano i risultati. La bella tela di Beinaschi apre la sezione in cui figurano un nucleo di opere con soggetti religiosi diversi, tra cui il Miracolo del Corpus Domini di Claudio Francesco Beaumont e due dipinti inediti della scuola del maestro torinese raffiguranti La Scala di Giacobbe e Giacobbe lotta contro l'angelo, che si sono rivelati molto interessanti dal punto di vista della diagnostica e del restauro. Un altro gruppo di tele restaurate è raccolto nella sala dedicata alle immagini dei Santi: dalla Pietà con San Carlo Borromeo alla Santa Barbara, fino al dipinto con Papa Pio V in preghiera sullo sfondo della battaglia di Lepanto, a ricordare come le collezioni del Castello siano ricche di opere ancora tutte da scoprire. Il percorso si chiude con una suggestiva esposizione di oggetti liturgici, tra cui figurano una selezione di argenti e di paramenti sacri utilizzati nelle funzioni private che si svolgevano nella Cappella del Castello.
La collezione Sindonica conservata presso il castello di Racconigi raccoglie alcune opere che testimoniano il legame inscindibile tra il Sacro Lino e la storia della casata sabauda. Questi esemplari si collegano in particolare all'interesse devozionale per la Sindone di Umberto II di Savoia: alla sua morte, avvenuta nel 1983, il sovrano donava la reliquia al Pontefice dopo che, per più di cinquecento anni era appartenuta alla sua famiglia.
L'attuale collezione di Racconigi raccoglie una parte delle opere che costituivano la collezione iconografica dedicata alla Sindone messa insieme da Umberto con continue ricerche condotte nelle diverse residenze sabaude, nelle chiese, o sul mercato antiquariale, e collocata presso il castello fin da quando la residenza gli era stata donata dal padre, Vittorio Emanuele III, in occasione delle sue nozze con Maria Josè. La sua collezione veniva esposta a Torino, nella cornice delle sale di Palazzo Madama nel 1931, proprio per celebrare tale evento. Vi vennero presentati quadri, cimeli, stampe, oggetti devozionali dedicati al culto sindonico provenienti da luoghi diversi: dalla Cappella della Sindone, da Palazzo Reale di Torino, dalla Biblioteca Nazionale, dagli Archivi di Stato, dalle chiese e da altri luoghi del Piemonte e della Savoia. L'attuale raccolta sindonica racconigese è tuttavia solo una parte dell'intera collezione del principe che infatti portò con sé, nell'esilio di Cascais, un nucleo di queste opere, oggi conservato a Vaud (Losanna), presso la Fondazione Umberto II e Maria Josè di Savoia.
Umberto organizzò la collezione secondo alcuni nuclei tematici oggi presentati in mostra:
- l'Ostensione della Sindone da parte della Vergine, di angeli, di santi e di vescovi, quali ad esempio la piccola tela di scuola piemontese del Settecento con la Sindone sorretta da tre cherubini (R 890), o la Sindone sorretta da santa Rita e san Domenico (R 902), dipinta su seta secondo un modello seicentesco tipicamente devozionale.
- l'Ostensione della Sindone accompagnata dai simboli della Passione, come possiamo vedere nell'acquerello e tempera su seta (R 886) al cui centro, in una mandorla di nuvole spicca la croce, con la corona di spine, la lancia e la spugna circondata da motivi floreali.
- l'Ostensione della Sindone in occasione di eventi dinastici riguardanti la casata sabauda. Ne è un esempio, oltre al famoso dipinto di Pieter Bolckmann del 1686, l'acquaforte che riproduce gli apparati scenografici allestiti a Torino, in Piazza Castello, in occasione dell'ostensione per il matrimonio di Carlo Emanuele III con Cristina Luisa di Baviera, avvenuto il 15 febbraio 1722, realizzata su disegno dell'architetto Filippo Juvarra (R 8423).
La collezione si presenta eterogenea non solo per le tipologie iconografiche dell'ostensione, ma anche per le tecniche esecutive delle opere, di solito concepite come oggetti devozionali di piccolo formato, destinati al culto privato: sono qui esposti lavori dipinti su vetro, su pergamena, incisioni, o ricami in seta e fili d'oro e argento.
Un dipinto riemerso dall'oblio
“Gesù tra i Dottori del Tempio” di Giovan Battista Beinaschi
olio su tela, 1680 circa
149,5 x 198,8 cm
Castello di Racconigi, Inv. R 182
Restauro 2009-2010:
Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”
Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali
Direzione lavori: Rossana Vitiello, Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
Il dipinto, conservato nel “deposito quadri” al piano terra della Residenza, si presentava ricoperto da una velinatura, realizzata con fogli di carta da pacchi incollati sulla superficie pittorica, che non permetteva di individuarne il soggetto. Questo infiatti nell'Inventario dei Beni del Castello redatto da Noemi Gabrielli nel 1951 veniva definito “indecifrabile”. La rimozione della velinatura effettuata nel corso dello Stage organizzato negli ambienti del Castello per gli studenti del primo anno del Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (settore dipinti su tela e tavola), organizzato dal 14 al 25 settembre 2009 in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, ha permesso di portare alla luce il soggetto del dipinto, riconosciuto nell'episodio evangelico (Luca 2, 41 - 50) in cui Maria e Giuseppe richiamano Gesù nel Tempio durante la disputa con i Dottori, e di individuare la mano del pittore riconosciuta come quella di Giovan Battista Beinaschi (Fossano, Cuneo 1636 – Napoli 1688), artista di origine piemontese, attivo a Roma e a Napoli nella seconda metà del Seicento. La cultura composita di Beinaschi ben si rispecchia nella bellissima tela. Il marcato risalto chiaroscurale e il dinamismo con cui imposta la scena, sottolineato dal piegarsi dei panneggi, dalla torsione dei corpi e dal rincorrersi dei gesti delle figure, sembrano mediati dall' esperienza romana. A questa si aggiunge la più incisiva esperienza napoletana – maturata a contatto con la pittura di Mattia Preti - nella verità dei i volti, realizzati con una pennellata veloce e messi in evidenza da una luce balenante che colpisce la materia, nella tavolozza ristretta a pochi toni caldi e negli sprazzi di luce che irrompono dal fondo. Queste caratteristiche sono state restituite al dipinto dall'attento restauro realizzato nei laboratori del Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, grazie al lavoro degli allievi del secondo e terzo anno del Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (settore dipinti su tela e tavola), e dei docenti restauratori per le parti più complesse.La mostra “Memorie del Sacro nel Castello di Racconigi” diventa quindi un'occasione importante per presentare il frutto del lavoro di collaborazione tra il Castello e il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, ma soprattutto per sottolineare come il Castello di Racconigi abbia un punto di forza anche nelle sue Collezioni, ricche di opere ancora tutte da scoprire, da studiare, da restaurare e soprattutto da valorizzare.
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