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La visita in Italia dello zar Nicola II restituiva quella compiuta nel
1902 dal re Vittorio Emanuele III a San Pietroburgo. Nicola II e
Vittorio Emanuele III erano legati da un rapporto di sincera amicizia,
instauratosi fin dal 1896, quando l'allora principe ereditario italiano
aveva presenziato alle nozze dello zar con Alessandra d'Assia e del
Reno. La visita, "blindata" come un contemporaneo summit di capi di
stato, costituì un evento di grande portata internazionale, che richiamò
l'attenzione della stampa mondiale. Nel corso del 1909, in occasione di
due visite ufficiali dello zar in Francia e Regno Unito, Parigi e Londra
erano state teatro di vibranti manifestazioni di protesta. La notizia di
una sua prossima visita in Italia scatenò polemiche, minacce di scioperi
e dimostrazioni "rumorose" di dissenso. Roma pareva perciò una sede poco
adatta e pericolosa per ospitare l'evento. La scelta caddè così su
Racconigi: accanto al più facile controllo del territorio, a favore del
Castello di Racconigi giocò anche il desiderio del re di ospitare Nicola
II in un contesto famigliare, analogo a quello in cui era stato accolto
a San Pietroburgo nel 1902. L'atmosfera di Racconigi poteva e doveva
evocare quella di Tsarskoe Zelo e Peterhof, le residenze predilette dai
Romanov, come Racconigi lo era dai Savoia.
Come prevedeva il programma del giorno di arrivo dello zar (il 23
ottobre 1909), Nicola II sarebbe stato ricevuto alla stazione
ferroviaria di Racconigi da "Sua Maestà il Re in Grande Uniforme",
mentre "Sua Maestà la Regina riceverà Sua Maestà l'Imperatore sulla
terrazza del Real Castello (Abito di visita senza cappello). Alle ore 20
il Pranzo di Corte", con il seguente protocollo: "Militari (Uniforme
ordinaria) Piccole decorazioni, Civili (Abito da sera), Signore (Abito
scollato)".
Il quotidiano "La Stampa" di lunedì 25 ottobre 1909, descrisse il pranzo
di gala allestito nel Castello di Racconigi: "Il salone, ricchissimo
nella candidezza degli stucchi, che hanno riflessi vivissimi sotto
l'ondata abbagliante della luce elettrica, accoglie lo stuolo grandioso
degli invitati. Dai grandi lampadari dorati pendono siccome grappoli
d'oro infiniti alobelli luminosi e la lunga tavola a ferro di cavallo ne
è inondata. Scintillano sulle mense le cristallerie sontuose tra una
profusione di fiori e di «trionfi», che sono vere e proprie opere
d'arte. È un quadro magnifico". Il menù del pranzo di gala del 24
ottobre 1909 era composto da: Consumato alla Westmoreland, Manicaretti
alla russa, Pesce ragno con salsa veneziana, Lombata di vitello alla
gentiluomo, Spuma di prosciutto all'imperiale, Ponce alla romana,
Piselli all'inglese, Fagiani e quaglie arrosto, Insalata alla
Bariatinski, Timballo alla Bragation, Biscotti col parmigiano, Gelato di
cioccolata all'italiana, Pasticceria. Vini serviti: Castel Calattubo,
Barolo, Grande Spumante Cinzano, Moscato di Siracusa.
Rientrando in Russia in treno passando dalla Francia, Nicola II, prima
di attraversare il tunnel del Frejus a Bardonecchia, fece inviare a
Vittorio Emanuele III un telegramma di commiato che lascia ben intendere
il rapporto di amicizia tra i due sovrani: "Le quitte l'Italie, le coeur
plein de reconnaissance envers toi et Hélène, pour toutes vos bontés qui
m'ont vivement touché: Que Dieu vous protège avec vos ravissants
enfants. Nicolas".
La visita di Nicola II a Racconigi fu anche l'occasione per firmare
quello che venne ricordato in seguito come "l'Accordo segretissimo": un
trattato segreto di reciproca intesa tra Russia ed Italia sui Balcani,
con lo scopo di contrastare la crescente influenza austriaca. Il capo
della Guardia segreta personale dello zar, Alexander Spiridovich,
rivelò: "Il trattato aveva grande importanza politica e fu circondato da
grande segretezza. Oltre ai sovrani, era conosciuto solo da pochissima
gente". E nulla davvero trapelò: nel corso della conferenza stampa
tenuta alle 10.30 del 25 ottobre i1909 in Municipio a Racconigi,
Giolitti si tenne alquanto abbottonato; il ministro degli Esteri russo,
Isvolsky, si limitò a dire che: "Vi è questo grande interesse comune: di
mantenere la pace, di conservare lo status quo in Oriente, di sviluppare
l'autonomia dei popoli balcanici. Su questo punto Italia e Russia hanno
una perfetta identità di vedute". Poi, partito lo zar alle 14.30 del 25
ottobre 1909 e fattasi ormai la notte, l'Agenzia Stefani batté il
comunicato ufficiale: "Il convegno del Re d'Italia con l'Imperatore di
Russia è stato improntato a quella grande cordialità che corrisponde
intieramente all'indole delle relazioni che si sono stabilite tra
l'Italia e la Russia. I colloqui tra i ministri Tittoni e Isvolskj
hanno avuto naturalmente per oggetto le varie questioni politiche del
giorno e specialmente le questioni balcaniche. È stato constatato che
in questo campo Italia e Russia tendono alla stessa meta: cioè al
consolidamento dello statu quo politico attuale in Turchia e
all'indipendenza ed allo sviluppo normale e pacifico degli Stati
balcanici. Pertanto il riavvicinamento fra l'Italia e la Russia non può
suscitare diffidenze di sorta e sarà certamente salutato da tutte le
Potenze come un elemento serio per la conservazione della pace".
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